MIND TO ART

Il mio nome è Marco Gandini.

Essere umano per biologia, ingegnere per amore dell’innovazione, disegnatore estemporaneo, digital artist per vocazione, un corpuscolo e una frangia di interferenza come la luce: testa e immaginazione, mani e touchscreen, gesto fisico e movimento dell’anima. Tutto e nulla. Un “quanto” perso nell’infinito vortice di energia dell’universo. Un gigante di consapevolezza, memoria e sentimento plasmato dal desiderio e dalla noia, dall’ammirazione e dal disgusto, dall’amore e dall’orrore.

Io sono questa identità sfaccettata e antinomica. Ma l’esperienza artistica per me è proprio un andare oltre i miei molteplici Sé, come “gli inquietanti e controintuitivi fenomeni quantistici, con il loro carico di incertezza, sembrano cancellarsi a vicenda e riportare i fenomeni nell’alveo della precisa prevedibilità della fisica newtoniana.” (Leon Max Lederman)

Io sono questa storia di emozioni, ricerca, conoscenza, esperimento, disegno e dei diversi sé che convivono in me e che si legano in una narrazione, la quale dà senso e colora di significato tutta la mia esperienza di vita.
La mia identità artistica

Creo e realizzo le mie opere in modo spensierato. Sperimento tecniche diverse mixando opere precedenti, scritte e disegni, colori fauvisti ed elementi espressionisti, sfruttando tutte le connessioni possibili che ci sono tra topic apparentemente non collegati.

Non mi affatico né mi sforzo di imparare qualcosa: per me l’arte non è nozionismo né sofferenza. Essa è divertimento, in senso etimologico allontanamento, è un andare oltre, in un percorso artistico variegato ma fortemente coerente, in cui le opere prendono vita in un incessante rapporto interattivo e giocoso tra materia – colore – gesto – scrittura.

Non ho mai studiato le tecniche pittoriche né sono mai stato uno di quelli bravi nel disegno. Disegnare per me è libertà, un modo di affrancare ciò che vive in me, uno sguardo visionario su ciò che mi circonda, un esercizio di immaginazione e di sfrontatezza. Eppure sono in continua ricerca e conoscenza dei nuovi movimenti artistici globali che ricerco ed esamino in profondità, secondo un approccio scientifico appreso sui banchi dell’università.

Sono una di quelle persone a cui piace rotolarsi nel fango e camminare a piedi nudi per mantenere il pieno contatto con la terra. Sporcarmi le mani con i colori e le resine mi diverte quasi quanto disegnare. Quando entro in laboratorio ritorno allo stato infantile.

Ho un mese e sono totalmente libero, senza scopo né desiderio, senza la parola…. ma posso ottenere tutto. Basta un verso e sono sollevato, un grido e vengo saziato, una smorfia e mia madre dialoga con me come se io potessi risponderle. E lei mi capisce, davvero. Sono totalmente appagato…

Per questo disegno. Non per fama, per gloria o per denaro, ma per ritrovare quel senso di completezza e di totale soddisfazione, per ritrovare la gioia primitiva e per trasmetterla a chi mi guarda con i miei sogni e le mie emozioni. Quello che faccio mi mette allegria, mi fa stare bene, mi rilassa, mi appassiona e mi fa fare castelli in aria.
Il viaggio

Il mio viaggio inizia dall’acquerello, fa una tappa nell’acrilico, nei colori ad olio, nelle resine, per poi passare allo strumento digitale. Un tablet, un notebook, un qualsiasi altro “aggeggio digitale” per una elaborazione full digital, sfruttando le mille possibilità del disegno digitale. La tappa artistica successiva è la prima stampa dell’opera, sperimentando tutti i tipi di supporto, per poi re-incontrare le materie e i colori. Tutto si ripete all’infinito.

Da questo vortice senza apparente soluzione di continuità, in un momento non ben definito, il mio occhio, la mia immaginazione si blocca, come se il tempo si fermasse, ed è proprio in quel momento che nasce l’opera. Dal frammento al mosaico, dal colore alla digital expression approdo a un punto di arrivo: questa è un’opera degna di essere titolata e raccontata, questa è la mia opera. Il tempo di estrarla, e poi il viaggio ricomincia.

Avviene quello che accade secondo la meccanica quantistica a una particella in un atomo. In potenza un elettrone è descritto da tutti i suoi possibili stati dinamici e non si può definirne un valore, secondo il tradizionale concetto di materia. Ma se gli scienziati decidono di misurarlo possono utilizzare una funzione d’onda: nell’attimo in cui questa “collassa”, la particella evolve in uno stato osservabile e definito. A livello speculativo si potrebbe affermare che gli scienziati hanno interferito nella “creazione” dell’elettrone, definendo uno stato specifico rispetto alle mille probabilità di essere della particella.

Le mie opere nascono allo stesso modo, quando dalle infinite possibilità di forme, colori, materiali, supporti, visioni, come elettroni in una nube intorno al nucleo del mio io, il mio sguardo intercetta un’idea, la mia mente coglie una misura, la mia interiorità scopre un sentimento, una positività, un archetipo, un sogno.

Il mio sogno più grande è vedere tutto il mondo e, se fossero solo i miei disegni a farlo, sarà come se l’avessi fatto io.

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